lucio costa al padiglione brasiliano della XIII mostra internazionale di architettura di veneziaIl padiglione brasiliano alla XIII Biennale di Architettura di Venezia dedica uno spazio a Lúcio Costa, l’autore del Plano Piloto secondo il quale, alla fine degli anni ’50, fu costruita a tempo di record Brasilia, la nuova capitale.
L’ironica istallazione preparata per la XIII Triennale di Milano nel 1964, viene riproposta ai Giardini della Biennale dal curatore Lauro Cavalcanti. RIPOSATEVI è la scritta che domina lo sfondo, e al tempo stesso lo spazio invita a rilassarsi sulle amache appese a funi di acciaio che si intrecciano nello spazio dedicato al riposo.
“O mesmo povo que descansava em redes sabia, quando necessário, construir uma nova capital em três anos”. Le stesse persone che avevano oziato sulle amache fino ad allora furono in grado all’occorrenza di costruire una capitale in soli tre anni: così nel ’64 Lucio Costa rendeva omaggio al popolo brasiliano, capace di fare miracoli quando necessario.
E’ un messaggio carico di umorismo e ironia, che con mezzi semplici spiega tutta la potenza della volontà umana.
Lucio Costa nasce nel 1902 a Tolone (Francia) e muore nel 1998 a Rio de Janeiro. Ha contribuito enormemente alla diffusione del movimento moderno in Brasile, insieme a Oscar Niemeyer e Le Corbusier, ed è considerato uno dei protagonisti della costruzione identitaria brasiliana.
Tra le sue opere maggiori:
1928 – Università di Rio de Janeiro (in collaborazione con Le Corbusier), Brasile
1945 – Ministero dell’Istruzione e della Sanità di Rio de Janeiro, Brasile
1948 – Hotel Park São Clemente, Rio de Janeiro, Brasile
1948 – Park Hotel a San Clemente, Nova Friburgo (Stato di Rio de Janeiro), Brasile
1952 – Casa del Brasile alla Città universitaria di Parigi, Francia
1954 – Parco Guinle, complesso residenziale, Rio de Janeiro, Brasile
1956 – Piano urbanistico di Brasilia,  Brasile
Per approfondimenti:
http://www.casadeluciocosta.org/en/
XIII MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA, VENEZIA 29.08-25.11/2012

LL

Si è svolto il 20 giugno u.s. l’incontro nella sede aziendale italiana di Brandoni srl, e la visita alla catena delle due realtà produttive: la Brandoni termoarredo per la produzione di termosifoni di arredo in acciaio, e la Brandoni Solare per la produzione di pannelli solari di alta qualità. La giornata, piacevolmente intervallata da un incontro conviviale, è iniziata con la condivisione della storia aziendale e produttiva attraverso comunicazioni e videoproiezioni, e con una interessante analisi critica del trend di mercato, oggi completamente modificatosi nei gusti e nelle aspettative per l’evolversi inafferrabile del mercato globale, anche a seguito della congiuntura economica in atto.
L’attuale acquirente, non più “consumatore”, è un individuo evoluto, più consapevole, più critico, che guarda alla qualità del prodotto e al giusto equilibrio tra qualità e prezzo, è un individuo esigente in cerca di risposte personalizzate, tagliate sulle proprie necessità. Perciò l’azienda, con il contributo creativo di chi progetta e influenza le scelte e le tendenze del momento, deve trovare la risposta puntuale attraverso l’individuazione del giusto prodotto, garantendo alta qualità e al tempo stesso durevolezza a fronte di un costo assolutamente competitivo. Nessuna produzione improvvisata, indirizzata ad un cliente generico non attentamente individuato, può oggi sopravvivere alla spietata selezione qualitativa degli acquisti intelligenti, non più condizionati dalle emozioni e dalla pubblicità.
E’ proprio in questa realtà attuale che, come mai prima in tempi di tranquilla prevedibilità economica, le imprese e gli architetti devono lavorare insieme, fondere le proprie energie creative per una possibile azione combinata e potenziata, dove la forza della collaborazione non sarà semplice somma di forze ma piuttosto una reciproca amplificazione delle rispettive potenzialità. Questa è in sostanza la sintesi siglata dall’incontro, a base di una possibile quanto interessante collaborazione che potrà condurre a importanti esperienze e percorsi del tutto nuovi da intraprendere insieme.
LL
Castelfidardo, 22 giugno 2012

encontro empresarial Italia-Brasil 2012, gli architetti marchigiani incontrano le imprese e le istituzioni brasiliane

In occasione della Missione di Sistema (Confindustria-Regioni-Governo) in Brasile, svoltasi a San Paolo il 20-25 maggio, una rappresentanza di architetti delle Marche ha partecipato ai lavori e agli incontri in agenda. La Missione ha accolto in una sessione plenaria gli imprenditori italiani che hanno manifestato interesse a internazionalizzare la propria azienda creando partnership con produttori brasiliani; dall’Italia le aziende portano il proprio know-how e la propria creatività, apprezzata nel mondo, in un paese che sta vivendo uno sviluppo economico e un’ascesa produttiva senza precedenti.
La delegazione di architetti in missione, della quale ho fatto parte, era portavoce di una categoria professionale tradizionalmente a servizio delle imprese e della creatività delle stesse aziende italiane, e ha affermato con la sua presenza l’importanza della categoria nell’azione di supporto e di assistenza tecnico-progettuale agli imprenditori che volessero ampliare la propria attività in Brasile. Al tempo stesso la delegazione ha rappresentato e promosso le stesse aziende che con il loro contributo hanno sostenuto questa prima missione esplorativa. Le aziende coinvolte direttamente che hanno aderito al progetto Regeneration di Marca © sono Ambiente Arredamenti di Monte San Giusto (MC), Ruggeri Inox di Tolentino (MC) produttrice di allestimenti commerciali, Vismap di Treia (MC), azienda produttrice di cucine, Dan Plast s.r.l. di Montecosaro (MC) produttrice di articoli in plastica per il settore alimentare industriale, Tecnoplast Group s.r.l. di Monte San Vito (AN) produttrice di articoli in gomma e in plastica, Brandoni s.r.l. e Brandoni Solare s.p.a. di Castelfidardo (AN) con i radiatori d’arredo in acciaio e i moduli fotovoltaici di alta qualità, e infine Gramaglia s.r.l. di Osimo (AN), azienda produttrice e realizzatrice di piscine pubbliche o private ma anche di impianti di trattamento delle acque per piccole e grandi comunità.
Sono stati giorni intensissimi e serrati di lavoro, pieni di appuntamenti istituzionali, ma anche di incontri e relazioni, trattative.
Gli architetti in missione hanno portato in Brasile l’esperienza italiana tradotta in un progetto culturale indirizzato agli operatori della trasformazione urbana, una ipotesi di lavoro costruita insieme ad altri colleghi marchigiani che spontaneamente si sono trovati attorno ad un tavolo, uniti dalla curiosità o dall’interesse verso una possibile apertura all’internazionalizzazione; non solo perciò prodotti e sapienze delle aziende italiane ma anche un’idea di città per le metropoli brasiliane oggi in forte crescita demografica e con una singolare accelerazione di crescita urbana prevalentemente “orizzontale”. Quello che sta avvenendo a San Paolo, come in altre città che cavalcano l’onda dello sviluppo, ricorda solo in parte il boom edilizio dei nostri anni ’60, essendo amplificata enormemente la portata dimensionale degli eventi in programma: 20.000 nuovi alloggi solo a San Paolo saranno da realizzare entro 2-3 anni, insieme alle grandi opere per i Mondiali di Calcio del 2014, e a seguire, per le Olimpiadi del 2016 e per l’Expo Universale del 2020. Un programma incredibile di costruzione e di nuova urbanizzazione del territorio, accompagnato dalla crescita esponenziale della middle class e dalla grande euforia del profitto. Nessuno si pone il problema del consumo di territorio, essendo il Brasile enormemente più ampio del nostro paese. Ma è certo che le città soffrono della loro enorme estensione: dall’Avenida Paulista ci sono 50 km da percorrere in mezzo al traffico per visitare un quartiere marginale; stime molto ottimistiche attribuiscono alla città una estensione “contenuta” in soli 1500 km quadrati. La cosa più sorprendente è che “dentro” la città intere aree anche molto vaste sono in abbandono, disabitate o addirittura vuote, mai costruite, e si continuano ad allargare i contorni delle periferie con l’acquisizione di nuove aree esterne da sfruttare. Il grande assente è il disegno, il progetto urbano, l’idea di città che gli architetti italiani hanno invece nel proprio codice genetico, ma anche l’esperienza di Brasilia sembra dimenticata. Abbiamo visto un’enorme quantità di numeri, di diagrammi a torta, di piramidi demografiche, per giustificare gli iperbolici incrementi di costruzione previsti, ma nessun programma urbano disegnato. L’incontro con le figure chiave della trasformazione urbana, dalla cordiale Inês Magalhães, Secretaria Nacional de Habitacao, a Claudinei Florencio, gerente executivo del SINAENCO, l’organizzazione locale degli studi di progettazione, ci conferma che l’urbanista non esiste più, nessuno immagina o disegna la città futura, e il problema del riuso delle aree dismesse e della riqualificazione delle aree interne alla città, tema così attuale per noi italiani, non è ancora nemmeno entrato nell’immaginario urbano, perchè ciò richiede uno sforzo che ora non è necessario fare, travolti dalla corsa verso il futuro.
Ma ci ascoltano attentamente, quando raccontiamo che nell’esperienza italiana si è costruito troppo e male, e che ora non costruiamo più perchè la domanda, che poi si è rivelata in eccesso, era solo fittizia e serviva ad alimentare un sistema finanziario e politico insaziabile invece di coprire i reali fabbisogni abitativi. Ci ascoltano con interesse quando raccontiamo che ora stiamo riguardando con più attenzione al già costruito, alla sostenibilità delle nostre città e alla qualità delle nostre vite.
Con un volo interno raggiungiamo il nord est del Brasile, un’altra realtà metropolitana, o meglio, il centro di una conurbazione di sette città. La sottosegretario di stato ci riceve, la sua famiglia ha origini a Osimo, a pochi km. dalle nostre case italiane. L’incontro è tra donne, immediata la simpatia. Ci racconta di un progetto di trasporti urbani che percorrerà e collegherà tra loro i sette agglomerati urbani. Raccontiamo della nostra visione delle sorti future della città, e puntiamo sulla straordinaria occasione di riqualificazione che la nuova rete dei trasporti pubblici, attraversando parti di città degradate o ad alto potenziale di riconversione, potrebbe generare. C’è interesse per questi aspetti del tutto nuovi che portano in primo piano il potenziale urbano delle aree “interne”, ancora estraneo agli investitori locali dell’edilizia. E soprattutto è recepito il potenziale ritorno di un consenso politico se si parla di migliorare le condizioni urbane e sociali di parti di città centrali ma ormai improduttive.
La nostra visione di città del futuro è raccontata attraverso alcuni spunti di riflessione in un libretto tascabile che si intitola redesenhar a cidade. Almeno cento tra imprese, tecnici, dirigenti, politici, ministri della città, ne hanno una copia. Qualcuno ci invita a non sparire, con l’ipotesi di poter condividere le nostre esperienze di architetti italiani in un progetto comune tutto da inventare.
E’ un invito a tornare.
Nel lungo volo del ritorno ho ripensato alle tante persone incontrate anche solo per pochi minuti, dallo scaltro affarista dei B2B alla vecchina nella favela che mi ha abbracciato, alle e-mail già scambiate, alla grande semplicità degli incontri senza formalità alcuna, e alla cordiale accoglienza riservata a noi italiani. D’altra parte l’Italia è in Brasile dappertutto, nelle origini delle persone e nei loro cognomi, nel loro carattere latino. Nella piazza centrale di San Paolo c’è il più alto grattacielo del centro, interessante architettura della prima metà del secolo scorso; on the top, al 46° piano, c’è la Terrazza Italia, da cui si domina una città senza limiti.

Lorena Luccioni

08 giugno 2012

L’INCHIESTA – L’espansione insediativa e industriale ha aggiunto nel decennio 2000-2010 livelli elevati che non corrispondono al fabbisogno demografico ed economico

Dopo l’analisi della situazione della bassa Valle del Chienti, in termini di consumo di suolo, come annunciato la scorsa settimana, gli architetti maceratesi Andrea Renzi e Ilenia Pierantoni passeranno in rassegna quanto avvenuto nei singoli comuni, a cominciare da Corridonia.

di Andrea Renzi
e Ilenia Pierantoni

Il Comune di Corridonia si sviluppa su una superficie territoriale complessiva di 6170 Ha.
Ha una popolazione di 15.505 abitanti distribuiti sul territorio nell’area del capoluogo, nella zona industriale e nelle due frazioni di Colbuccaro e San Claudio. La densità media è di 251 abitanti/Kmq.  Un’analisi dettagliata dello sviluppo insediativo evidenzia che gran parte del costruito sia stato realizzato nel trentennio 1955-1988. Successivamente, la crescita delle espansioni residenziali ed industriali si è mantenuta stabile fino al decennio 2000-2010, periodo che ha visto un evidente aumento delle costruzioni soprattutto industriali e commerciali.
Vediamo nella tabella qui di seguito l’andamento della crescita demografica in relazione alle superfici di suolo edificato a partire dal 1954 fino ad oggi (i dati sono aggiornati alla fine del 2010 e non includono le superfici della rete infrastrutturale):

Il consumo di suolo a Corridonia

Si evidenzia inoltre che le espansioni dal 1984 ad oggi abbiano visto una concentrazione dell’edificato nella zona industriale, e particolarmente in vicinanza agli alvei dei fiumi Chienti e Fiastra, e lungo le direttrici infrastrutturali principali.

Un dato allarmante da evidenziare è la dotazione di superfici potenzialmente edificabili: il suolo comunale, infatti, potrebbe essere edificato per ulteriori 167,2 Ha, corrispondenti al 39,5 % in più di suolo consumato rispetto alla condizione attuale. Tra questi 88,68 Ha sono destinati all’espansione residenziale, mentre 78,52 Ha hanno destinazione produttiva o commerciale.
E’ chiaro che rispetto ad una crescita demografica pari al 1,1 % annuo (dato riferibile alla decade 2001-2010) non esiste alcun termine che possa sostanziare le attuali previsioni di piano e la possibilità di continuare a divorare suolo, sottraendolo all’agricoltura.

E’ evidente che alcune di quelle previsioni di piano riguardano tessuti produttivi e commerciali. A tal proposito, analizzando i dati della Camera di Commercio della Provincia di Macerata relativi all’anno 2011, scopriamo che nel Comune di Corridonia erano iscritte 1949 imprese, di cui 1774 risultavano attive. Le nuove iscrizioni sono state 119, mentre le cessazioni risultavano essere 137. Anche in tal caso, i dati economici della Camera di Commercio non confortano sulla possibilità di ulteriore espansione che il Prg prevede per quanto riguarda i comparti produttivi ed industriali.

Pertanto sarebbe auspicabile che la città di Corridonia, invece di puntare negli anni a venire sull’espansione insediativa che ha raggiunto livelli davvero elevati, anche in relazione alla reale entità demografica ed economica, dovrebbe invece innescare processi di rigenerazione della aree urbane e produttive in dismissione o sotto utilizzate. Si potrebbe incrementare i servizi offerti al cittadino, perseguendo una nuova sostenibilità relativa alle scelte del governo del territorio, aprendosi ad una dura e lunga sfida che già alcuni Comuni “sensibili” hanno intrapreso.

Una vera sfida che include la tutela e la messa in sicurezza dei territori, il miglioramento della qualità della vita dei propri cittadini e l’adozione di “green policy”, in ottemperanza del pacchetto clima-energia 20/20/20 con il quale il Parlamento Europeo prevede che entro il 2020 si attui la riduzione del 20% dei gas serra, si abbia un risparmio energetico del 20% e si persegua l’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili sino al 20% sul totale.

Si deve iniziare a comprendere che il problema per le future amministrazioni non dovrà essere più quello di incrementare le dotazioni insediative o produttive – commerciali già presenti a dismisura, ma sarà quello di far diventare “belle”, ecologicamente sostenibili e sicure le nostre città, tutelando il nostro paesaggio, a tratti ancora meraviglioso, per fare in modo che il posto in cui passiamo i nostri giorni, non sia solamente un tratto di territorio uguale ad altri mille, ma dovrà invece essere quel luogo in cui amiamo vivere e nel quale ci riconosciamo.

da www.cronachemaceratesi.it

Emozioni per un viaggio - regeneration di marca
“Boa sorte para quem vai descobrir este – planeta maravilhoso – que è o Brasil” … così grande e così lontano dall’Italia e dalle nostre terre marchigiane, che non vedo l’ora di conoscere e scoprire, se  questa frase, detta dal dott. Minervini nella conferenza organizzata dalla Confindustria Marche sulle sfide e/o opportunità brasiliane, sia vera o no.
Sfogliando un libro di architettura brasiliana, ho letto un’intervista (L’industria delle Costruzioni n.416 – ANCE 2010 pagg. 20-25) che ritengo a distanza di tempo molto interessante riproporre in questa breve riflessione. L’autore è l’architetto Carlo Pozzi, Docente Universitario della Facoltà di Architettura di Pescara, il quale pone una serie di domande all’architetto paulista Ciro Pirondi, Direttore della Escola da Cidade di São Paulo.
Pirondi sostiene il pensiero degli anni ’80 e ’90 di Vilanova Artigas, il quale definisce l’architettura su una solida base ideologica, segue inoltre gli insegnamenti di Lina Bo Bardi, Paulo Mendes da Rocha e cioè ”… il tentativo attraverso la scuola di contribuire alla trasformazione del Paese, formando architetti con una visione sociale.”
Questa scuola, la Escola da Cidade, nasce proprio dall’idea forte del lavorare uniti. “Facciamo cose insieme: questo è l’insegnamento di Paulo Mendes.” L’architetto paulista aggiunge in questa intervista che “la relazione con il contesto urbano a partire dal disegno del suolo pubblico è il nuovo uso che ne sottolinea il ruolo simbolico: recupero di uno spazio architettonico in direzione di una trasformazione sociale”.
Questo è il tema importante: trovare nella professione dell’architetto una base ideologica, che abbia come obiettivo la qualità della società, e ritrovare unione e collaborazione tra professionisti, avendo come finalità  la riorganizzazione, il ridisegno, la riqualificazione degli àmbiti sia fisici che mentali che informano e determinano la città e il suo territorio.
La professione dell’architetto nella società moderna non funziona, lo sostiene anche l’architetto David Chipperfield in occasione della presentazione della Biennale di Architettura, Venezia 2012, ed ha pienamente ragione se, come attesta il titolo  della mostra internazionale Common Ground, non coltiva il terreno comune tra l’architettura e la società. Quest’ultima deve esprimere una domanda di qualità e noi come architetti dobbiamo coltivare, arare, dissodare questo terreno comune. Inoltre ho sempre creduto che il progettare ed il lavorare in sinergia per un unico obiettivo sia oggi essenziale per ottenere risultati di oggettiva professionalità.
Un’occasione di grande importanza per noi professionisti si presenta con la partecipazione alla Missione Italia – Brasile 2012, che la Federazione Marche degli Ordini degli Architetti,  Pianificatori Paesaggisti e Conservatori ha organizzato per la prima volta.
Tale missione ci dà l’opportunità di formare un gruppo di professionisti, REGENERATION  DI  MARCA: il nostro collante è quello di promuovere una architettura di qualità, che abbia come finalità quella del riuso, della riqualificazione, del ridisegno della città moderna. Crediamo che questo tema, che noi riteniamo fondamentale nella nostra realtà sociale, sia di pregnante attualità anche per quella brasiliana. Perciò con questa nostra partecipazione desideriamo promuovere scambi culturali tra realtà diverse sia sociali che dimensionali, creando nuove sinergie, su cui poter gettare le basi per una collaborazione, unione e crescita reciproca.
Penso che il Brasile sia grande e lontano, ma la curiosità e la voglia di conoscenza di nuove persone, delle loro idee e pensieri mi spinge a partire, a muovermi, a superare il grande mare, e magari a prendere pure lezioni do samba!

Simona Raponi
Federazione degli Ordini degli Architetti delle Marche